Cosa è l’osteoporosi

L’osteoporosi è una malattia caratterizzata da ossa porose e riduzione della massa ossea.

Le alterazioni strutturali associate predispongono l’osso alle fratture. Il processo può:

  1. Essere localizzato a un solo osso o segmento scheletrico, come nella osteoporosi da disuso di un arto;
  2. Coinvolgere l’intero scheletro, come manifestazione di una malattia metabolica dell’osso (detta osteoporosi generalizzata).

Le forme più comuni sono l’osteoporosi senile e quella postmenopausale, nelle quali la perdita di massa ossea rende lo scheletro vulnerabile alle fratture.

In virtù della grande spesa sanitaria associata all’osteoporosi (circa 14 miliardi annui nei soli Stati Uniti) sono oggi considerati fondamentali un trattamento e una prevenzione efficaci. La seguente trattazione si

Osteoporosi e massa ossea: fisiologia e patologia

Il picco di massa ossea è raggiunto all’inizio dell’età adulta. La sua entità è determinata in gran parte da fattori ereditari genetici, ma anche da attività fisica, forza muscolare, dieta e stato ormonale.
Raggiunto il suddetto picco, ad ogni ciclo di rimodellamento dell’osso (avvengono numerosi cicli di formazione e distruzione dell’osso durante la vita), si verifica un piccolo deficit della formazione ossea.

Di conseguenza la perdita ossea legata all’età, che può raggiungere generalmente, in media lo 0,7% annuo, è un fenomeno biologico normale e prevedibile.
Non ci sono grandi differenze tra i due sessi, i bianchi sono più colpiti rispetto ai neri.

Fattori che influenzano i cicli di rimodellamento osseo

  • La riduzione dell’attività fisica: aumenta il tasso di perdita ossea;
  • I fattori genetici: importanti, tanto che, tra il 60% e l’80% della variazione nella densità ossea è determinata geneticamente;
  • L’adeguato apporto nutrizionale di calcio: il deficit alimentare di calcio, specialmente durante il periodo di accrescimento osseo (adolescenziale) è dimostrato essere  correlato al rischio di osteoporosi senile.
  • Le influenze ormonali: nel decennio dopo la menopausa la riduzione della massa ossea annuale può raggiungere valori tra il 2% (nell’osso corticale) e il 9% (nell’osso spongioso). Non sorprende pertanto che le donne in età post-menopausale siano maggiormente soggette a fratture patologiche da osteoporosi rispetto agli uomini della stessa età.

Le donne possono perdere fino al 35% del loro osso corticale e il 50% dell’osso trabecolare nei 30 o 40 anni dopo la menopausa.

Diagnosi dell’osteoporosi

L’osteoporosi non può essere identificata accuratamente nelle immagini radiografiche standard, fino a che non è stato perduto il 30-40% della massa ossea e i livelli ematici di calcio, fosforo e fosfatasi alcalina non sono diagnostici.

L’osteoporosi è pertanto una condizione difficile da diagnosticare con certezza, fino a che la fragilità scheletrica non è già molto avanzata.
Le migliori procedure per valutare con accuratezza l’entità della perdita ossea, escludendo la biopsia, sono le tecniche radiologiche speciali, come la densitometria ossea con tecnica DEXA, assorbimetria a raggi X a doppia energia,  (anche nota come Dual-Energy X-ray Absorptiometry) e la tomografia computerizzata quantitativa, che misurano la densità ossea.

Prevenzione e trattamento dell’osteoporosi

La prevenzione e il trattamento della malattia osteoporotica senile e postmenopausale comprendono esercizio fisico, adeguato apporto di calcio e vitamina D e farmaci, prevalentemente bifosfonati, che si legano all’osso e inibiscono gli osteoclasti.
Essendo l’osteoporosi menopausale caratterizzata da un’accelerazione ormono-dipendente della perdita ossea che si verifica nel decennio successivo alla menopausa, la terapia estrogenica sostitutiva ha un effetto protettivo contro la perdita ossea.

confronto vertebre osteoporosi
Nell’immagine di copertina sono rappresentate due vertebre, delle quali quella a destra osteoporotica con accorciamento dovuto a fratture da compressione